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Dati Generali

Data: Febbraio 2006
Località: Apiro (MC)
Tipologia:
Edilizia sacra
Prestazione:
Progettazione
Direzione lavori
Attivitą specialistiche:
Restauro
Strutture
Geotecnica
Impianti meccanici
Impianti elettrici e speciali
Coordinamento sicurezza
Stato dell'arte:
In appalto


Galleria
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Abazia di Sant'Urbano - Apiro (MC)


Restauro e miglioramento sismico

       (Scheda aggiornata al: dic.2007)

  • Committente: Comune di Apiro (MC) 

La chiesa abbaziale di Sant'Urbano, fa parte di un complesso monumentale piuttosto articolato, che ha subito nel tempo numerose modifiche.
Lo schema costruttivo è tipico delle costruzioni chiesastiche del periodo romanico marchigiano: quello basilicale a tre navate, con probabile presenza di campanile in facciata.
Il fronte di ingresso, frutto di diversi rimaneggiamenti, si presenta notevolmente falsato rispetto a quella che doveva essere la sua configurazione originale: la facciata della chiesa, spropositatamente alta rispetto al resto dell’edificio, si presenta rinserrata tra due volumi minori (attualmente l'alloggio del custode a sinistra e l'ostello a destra). La sopraelevazione venne operata probabilmente nel secolo scorso quando si decise di trasformare la chiesa in magazzino e deposito di attrezzi agricoli.
Risultano liberi gran parte del fronte nord caratterizzato da rustici contrafforti e l'intero fronte est costituito da triplice abside, mentre al fronte sud è addossato un altro complesso colonico.
Il complesso absidale si presenta piuttosto ben conservato: si compone di tre corpi semicilindrici, le cui pareti si elevano da un basamento leggermente più largo costituito dalla parte superiore del muro perimetrale della cripta nel quale si aprono le monofore. La superficie esterna delle absidi è scandita dalla successione di semicolonne in pietra bianca che partendo dal basamento e ricollegandosi sulla sommità attraverso una serie di archetti pensili, incorniciano le monofore.
Lo stesso motivo decorativo delle colonne e degli archetti pensili si ripete lungo tutto il fianco settentrionale della chiesa, interrotto dalla presenza di quattro contrafforti costruiti attorno al 1923 in seguito ad un restauro di consolidamento. L’aspetto originario del prospetto orientale, nascosto da costruzioni coloniche, non è più visibile.
L’impianto spaziale dell’Abbazia si sviluppa secondo tre ambienti nettamente distinti: l’aula, che costituisce il corpo anteriore della chiesa, il presbiterio – o tribuna - e la cripta.
La differenziazione dei tre diversi livelli, comune a molte chiese medievali, è in questo caso particolarmente accentuata per la presenza di un’inconsueta barriera architettonica tra l’aula e il presbiterio: un muro a tutta altezza, che per l’articolazione e lo sviluppo della superficie, può essere considerato una vera e propria iconostasi. E’ evidente come questa divisione dovesse rispondere al preciso intento di separare lo spazio pubblico, assolto dall’aula, da quello riservato all’officiante nel presbiterio.
Come scrive Alvise Cherubini (v. Arte medievale nella Vallesina) “La vera articolazione dei piani e la singolare separazione del corpo anteriore da quello posteriore della chiesa fanno di Sant’Urbano una chiesa unica nelle Marche”.
Secondo il Serra “Il tipo, così frequente nell’architettura romanica delle Marche, della chiesa con tribuna notevolmente elevata, assume qui un’accentuazione netta in una nota profondamente mistica, che risalta ancor più a cagione della rozzezza costruttiva”.

L’AULA
Dal portale d’ingresso, attraverso nove gradini, si scende di circa 1.60 m rispetto al piano di calpestio esterno e si raggiunge un atrio a pianta quadrata con copertura a crociera, per il quale si accede all’aula. Questa è scandita da tre navate, di cui quelle laterali, a due campate, sono coperte con volta a crociera di tipo romanico, quella centrale, più ampia e alta, è chiusa da una volta a botte, la cui sezione acuta è rafforzata da costoloni in corrispondenza dei pilastri.
La diversa conformazione del sistema di copertura nelle navate dell’aula lascia supporre che la chiusura superiore della parte centrale sia da collocare cronologicamente in un periodo successivo per il suo carattere costruttivo più spiccatamente gotico.
Nella parete trasversale che divide l’aula, riservata ai fedeli, dal presbiterio si apre, in posizione decentrata, una piccola porta ad arco acuto, posta in cima a cinque gradini (il pavimento del presbiterio è sopraelevato di circa 1.50 m rispetto a quello dell’aula). Essa costituisce l’unico passaggio tra i due ambienti. Poco più in alto, sempre sulla parete, dominano due aperture ad arco acuto, dalle quali è possibile intravedere lo spazio del presbiterio.
In basso, sulla sinistra della parete, avanza verso l’aula l’ambone, una costruzione in pietra di forma cubica a cui si accedeva dal presbiterio per mezzo di alcuni gradini, e dalla quale veniva letto il vangelo o pronunciato il panegirico di S. Benedetto. Attraverso un’apertura ad arco romanico collocata alla base dell’ambone, sulla sua parete frontale, si scende per alcuni gradini alla cripta.

IL PRESBITERIO
La scansione spaziale in tre navate che caratterizza l’aula si ripete nel presbiterio che per ampiezza e ricchezza di elementi decorativi, definisce una vera e propria chiesa. L’aggraziato apparato decorativo tipicamente romanico, come le fasce marcapiano nella navata centrale e le semicolonne di supporto all’elevazione dell’arco, addossate ai pilastri, si arricchisce nell’abside centrale, di un’inconsueta decorazione riproducente fedelmente la successione di semicolonne e archetti pensili visibile all’esterno. Mentre la presenza di decorazioni lapidee esterne era usuale nell’architettura romanica, soprattutto in quella che risentiva maggiormente degli influssi bizantini come S. Maria delle Moie in provincia di Ancona, non altrettanto può dirsi della loro trasposizione all’interno.
Sulla parete di fondo dell’abside centrale semicircolare, tra una semicolonna e l’altra, si aprono tre monofore a doppio strombo, mentre una sola monofora si apre sulle pareti delle absidi laterali. Tutta la zona dell’altare per un’estensione che abbraccia le tre absidi, è leggermente sopraelevata. Sulle pareti della navata centrale si alternano bifore e monofore di tipo romanico e gotico.

LA CRIPTA
E’ posta a circa 3.40 m più in basso del piano di calpestio esterno e riproduce esattamente la geometria spaziale del soprastante presbiterio.
Come accennato al paragrafo precedente, la cripta era formata in origine da un unico spazio scandito da diversi ordini di colonne. L’elevazione dei muri centrali s’impose allo scopo di rinforzare la struttura, per aumentare l’altezza della navata centrale della chiesa superiore e dotarla di copertura voltata. Con la costruzione dei muri la cripta risultò pertanto costituita da tre ambienti absidati.
L’ambiente centrale è suddiviso in tre navatelle con volta a crociera, ognuna della larghezza di circa 2.00 m, separate da due file di colonne accoppiate: a sezione ottagonale il 1° e 4° ordine, quadrata smussata il 2° ordine e circolare il 3°. Due semicolonne, collocate sulla parete dell’abside, in asse con le precedenti, incorniciano una monofora. Al centro dell’abside, in posizione leggermente sopraelevata rispetto al pavimento, si trova l’altare sul cui bordo superiore è ancora possibile leggere l’antica scritta già citata.
I due ambienti laterali, separati da quello centrale dai muri descritti, sono costituiti ognuno da quattro campate di circa 3.00 metri di luce con volte a crociera, scandite da cinque coppie di colonne addossate alle pareti. I tre spazi descritti comunicano tra loro attraverso due piccole aperture.
Nel muro di fondo dello spazio posto a destra, fino a poco tempo fa utilizzato come deposito di attrezzi agricoli, è praticata un’apertura dalla quale si accede ad una grotta, probabilmente adibita a cantina.
 


 
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